giovedì 6 agosto 2015

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI: TRAGICOMMEDIA DI "CHIC" BRODIE

di Gianmarco Pacione (per seguirci su fb clicca qui)

"Chic" in azione, con maglia scura, naturalmente senza guanti

Daniel Handler dovrebbe riscrivere il suo ciclo di romanzi. 
Dovrebbe riscrivere ogni singolo capitolo, resettando fantasia ed invenzioni letterarie: gli basterebbe attenersi, semplicemente, all’incredibile e tragicomica vita di Charles George “Chic” Brodie

Nato nella scozzese (che più scozzese non si può) Duntocher il 22 febbraio 1937, “Chic” fa fagotto giovanissimo, trasferendo i suoi guantoni, o meglio, le sue mani di campagna nella grigia Manchester, sponda City. Zero gare giocate tra i 16 ed i 20 anni fanno capire a Brodie che la First Division non è affar suo: si spalancano le porte del sacro calcio minore. 
A Gillingham gioca la stagione ’57-’58 di Third Division. Poi la discesa, obbligata, negl’inferi della quarta serie, causa servizio militare ad Aldershot. 

Fino a qui tutto nella norma: nulla da segnalare se non il classico fluire d’una carriera ordinariamente insapore. Gli sfortunati eventi iniziano, esotericamente, appena “Chic” veste la maglia delle api di Brentford
Primo piano di Brodie

1964, Brodie sta proteggendo i pali dagli assalti del Carlisle e da tutta l’ostilità di Brunton Park; alle sue spalle la solita (almeno per quegli anni) marea di lads alza ondate eccitate ad ogni azione pericolosa. La discesa del terzino di casa, quello con i polpacci a mongolfiera, è spinta dagli ululati dei suoi aficionados; il cross in mezzo tagliato, forse un po’ troppo, la punta che si contorce e colpisce di ciuffo: palla tra le mani d’un tifoso in trentesima fila. “Chic” attende la restituzione, osserva quelle migliaia di teste, il pallone sembra desaparecido: ricompare, però, dal nulla. O forse no, è troppo piccolo, troppo veloce: una pietra lo colpisce sul ginocchio. “Perchè mi hanno lanciato una cazzo di pietra?”

Dolore lancinante, bestemmie, barella, ospedale. Magari fosse finita qui, “Chic”, magari…

Scorre un anno, “Chic” si è ripreso, fa visita all’Old Den, tana dei famelici leoni londinesi. Millwall è un incubo per gli undici di Brentford: volano vortici di freccette, acquazzoni di monetine, foreste di coltelli (alla faccia del prefiltraggio…). Brodie ad un passo dall’intervallo è sovrappensiero, i suoi battono un corner che sembra distante chilometri. Lo sguardo finisce nell’erba tagliata imperfettamente, qualcosa di metallico crea uno strano riflesso. Si abbassano le mani, raccolgono l’oggetto non identificato. 

“Una granata?”, “Chic” la lascia a terra e scappa. Ridono tutti guardandolo fuggire impaurito: chi di quelli non si sarebbe cagato addosso al posto suo, si chiede Brodie sconcertato. è l’unico a non sapere che quella è un’arma giocattolo: “Perchè mi hanno lanciato una cazzo di granata?”.

Altra stagione, altra sfortuna. 

Contro il Lincoln sembra andare tutto bene. Sole alto, un paio d’interventi non decisivi ma belli da vedere, distanti anni luce dal pragmatismo scozzese. “Chic” è in forma, dannatamente in forma: il regista avversario, calzettoni abbassati e testa ad anguria, calcia una saetta dai 35 metri. Una, due, alla terza deviazione la palla impenna, Brodie la battezza  alta e come segno della croce la rincorre con un balzo, appendendosi alla traversa. Il legno si spezza a metà, facendo crollare l’intera porta: Brodie, nell’impatto, si lesiona la schiena. “Anche questa, anche questa…”.

 Il climax della iella raggiunge il picco più alto nel novembre '69. 

Ne narrano, a distanza di quasi mezzo secolo, le immagini in bianco e nero della televisione di Colchester. I locali hanno già infilato per quattro volte le mani di “Chic”: 4-0, partita finita, serranda mentale abbassata. Ad un battito di ciglia dal triplice fischio, però, invade il campo un iperattivo terrier bianco. Il cane è ipnotizzato dalla sfera bianca, la brama, inseguendola come un ossesso. L’arbitro inspiegabilmente non fischia e le telecamere seguono questo buffo siparietto: la tela di passaggi del Colchester, dopo quasi mezzo minuto, consegna la palla alla retroguardia Brentford, un ultimo tocco di scarico e Brodie va in presa bassa. Passa meno d’una frazione di secondo, il terrier non frena e si schianta a tutta velocità sul ginocchio dello scozzese. “Non può essere, anche un cane del cazzo!”



Crac. Il ginocchio scoppia, erutta. In sottofondo la gracchiante ed ironica voce del telecronista: “What a tackle, what a great tackle!”, non sa che quell’impatto ha appena firmato in calce la fine della carriera di “Chic”. 

Ancora ospedale, operazioni, riabilitazioni: negli anni ’70 si sa, curare un ginocchio è quasi utopia. 
Il portiere di Duntocher è l’unico giocatore della storia ad appendere gli scarpini al chiodo per colpa di un cane: record che persiste tutt’oggi. 

Qualche anno dopo, a bordo del taxi giallo che guiderà per vivere fino al 2000, dichiarerà: “Si, quel terrier sarà stata anche piccolo, ma credetemi, era incredibilmente solido!”. Humour britannico che strappa un sorriso, o forse più d’uno. 

"Chic" ed il suo taxi
La perla finale, l’ultimo cartellino timbrato dalla scalogna, arriva nel ’71. “Chic” si sta divertendo, con un singolo ginocchio, nel teatro dell’assurdo del calcio dilettantistico. Con il Margate stabilisce un altro record, negativo, subendo 11 gol dal Bournemouth in una singola gara di Fa Cup. “Questo cos’era? Il nono o il decimo? Cazzo che figura…”

Di “Chic”, leggenda all’opposto, in pochi si ricordano; a me piace farlo analizzando, respirando le pochissime foto pervenute: “Chic” sorride sempre. Fa annusare tutta la sua autoironia, tutta la positività. 

Ingiustificabile, affascinante spensieratezza per un martire del football. 

Pietre, granate, traverse e cani… 

“La vedo imbronciata, brutta giornata? Si fidi, c’è chi ne ha passate di peggiori!”. Chissà quante volte l’avrà detto, Charles George “Chic” Brodie ai suoi passeggeri. “Sa, lei è nel taxi guidato dal portiere più sfortunato del mondo”, gli occhi allo specchietto, l’immancabile sorriso. 


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