di Gian Maria Campedelli (per seguirci su Facebook CLICCA QUI)
Ho vinto, ho vinto ancora ma stavolta l'ho fatto in ancor più grande stile. Non mi venite a parlare di regole internazionali, signori. Io in Brasile ci sono venuto: mi sono fatto scatti, viaggi e un mucchio di seghe proprio come tutti i miei compagni, dal primo all'ultimo. E io non sono abituato a farmele, le seghe. Mi sono seduto in panchina e ho patito il caldo, tanto caldo, che passare da Dortmund al Brasile non è di certo uno scherzo. E dunque no, non parlatemi di regolamenti e stronzate: non ho giocato un minuto, ma questo mondiale è mio. Anzi, è più mio che di tutti gli altri.


