di Gian Maria Campedelli (per seguirci su Facebook clicca QUI)
Mi svegliavo al mattino, mi guardavo allo specchio e rischiavo di vomitare le schifezze mangiate il giorno prima. Era tutto sbagliato, nella mia vita, nei miei piedi, sulla mia faccia. Tutto scombinato. Tutto ciò che di buono potevo avere, tutto ciò che di buono potevo essere, veniva spazzato via un istante dopo. Un passo avanti e due indietro. Quelli come me nascono più raramente dei Pelè: possono essere (quasi) tutto e alla fine non sono niente. Io sono così, tutto e niente, costretto a vivere nella memoria della gente per quel mio viso simile a un mazzo sbattuto mischiato su un tavolo. Ruvido, disordinato, disarmonico.
