di Gian Maria Campedelli (per seguirci su Facebook clicca QUI)
Diventiamo uomini in un mondo che non rende mai giustizia all'orgoglio degli sconfitti. Cresciamo cavalcando la cresta dell'onda dei vincitori. Non c'è spazio, in un'era in cui la disfunzione è l'aberrazione massima del successo, per raccontare la Storia dall'altra parte della barricata. Eppure ci sono imprese figlie di un dio minore che rendono meglio di tante altre lo spirito eroico dell'uomo, che non è eroe in quanto più grande e più forte degli altri, ma lo diventa spingendosi oltre i propri limiti più evidenti.
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lunedì 17 novembre 2014
martedì 21 ottobre 2014
CI AVEVANO DETTO CHE ERA UN GIOCO, SOLTANTO UN GIOCO...
di Gian Maria Campedelli (per seguirci su Facebook clicca QUI)
"Il calcio ha significato troppo per me, e continua a significare troppe cose" - Paul Ashworth, da "Febbre a 90°", 1997.
Guarda la sfera rotolare impazzita, schizzare a pelo d'erba, mossa dal caso e dominata dal genio, e le migliaia di persone accalcate e sfrenate tutt'attorno: ambasciatori di uno sfrenato amore gridano al vento le loro laiche preghiere. Ammira il cielo, pare colorarsi d'odio, disperazione e sconforto, e poi esplodere in lampi di luce accompagnato da boati senza fine. Scruta i bambini, stretti nelle loro giacche addosso ai loro papà: segnano la continuità biologica e sociale di una favola senza fine, e nelle loro lacrime ribolle atavica la passione che con loro nasce e a loro sopravvive, in un immaginario denso di miti, sporco di fango e sangue, tanto impossibile da afferrare quanto impossibile da negare.
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